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Latte in povere per neonati, la speculazione continua

Sono passati circa 4 anni dalla sentenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che individuava nell’operato di alcune società produttrici di latte in polvere per neonati pratiche restrittive della concorrenza, condannandole alla cessazione di tali pratiche e a sanzioni pecuniarie così come riportate nell’allegato link.

Usicons nel corso del 2004 si è dedicata a questo scottante tema che sembra essere veramente senza soluzione.

L’attività di Usicons è stata dapprima lo studio della situazione attuale, seguito da una ricerca a livello europeo dei vari prezzi del latte in polvere di partenza e successivamente si è confrontato il mercato italiano a quello europeo.

Perché tanta attenzione a questa vicenda?

In realtà la questione è analizzabile sotto due profili: il prezzo e di conseguenza la qualità del latte in polvere per neonati.

Nonostante gli sforzi dei consumatori (ben pochi quelli di chi è “deputato” a rappresentare il cittadino che in quanto cittadino è anche consumatore) e nonostante la sentenza Antitrust del marzo 2000, che condannò le principali aziende produttrici di latte in polvere ad una multa complessiva di circa 6 miliardi di vecchie lire per aver stretto un vero e proprio "cartello" di mercato, volto a far lievitare il latte artificiale italiano a prezzi superiori rispetto alla media europea, la situazione attuale sembra essere ancora di fronte a quello che, sulla base dell’indagine comparativa effettuata, sembra essere ancora oggi un oligopolio/cartello di poche multinazionali che rimangono ad oggi capaci di orientare il prezzo in Italia del latte per neonati.

Qualcosa però si è fatto. È diminuita ad esempio notevolmente l’influenza delle aziende produttrici nelle strutture pubbliche…..in alcune di queste (Ospedale S. Giovanni di Roma) si trova affisso un cartello dove si dichiara la preferenza per l’allattamento al seno (in precedenza, negli ospedali, quando il latte materno non poteva per vari motivi essere somministrato, sulla base della valutazione del personale medico presente nel reparto di maternità o di neonatologia si procedeva alla somministrazione dell’unica marca di latte formulato presente in quel momento nel reparto, da qui il fenomeno della rotazione delle ditte fornitrici che si spartivano i periodi di fornitura spesso gratuita di latte formulato così come è ben esplicitato nella sentenza sopracitata. Infatti, per semplificare l’organizzazione dei pasti dei neonati, gli ospedali preferiscono detenere solo un marchio di latte alla volta, sia che questo venisse fornito gratuitamente dal produttore, come nella maggior parte dei casi, o che venisse acquisito a titolo oneroso. Ne viene da sé che quando la madre usciva dall’ospedale continuava ad utilizzare la stessa marca di prodotto dando luogo a quel fenomeno della fidelizzazione, molto apprezzato e ricercato dalle aziende produttrici facenti parte del cartello). Oggi si iniziano a trovare nei supermercati confezioni di latte in polvere, anche qui il prezzo rimane alto, (nelle farmacie il prezzo rimane ben più alto così come dimostrano le analisi effettuate e le segnalazioni ricevute, e soprattutto le formule iniziali, continuano ad essere vendute quasi esclusivamente attraverso il canale farmaceutico, anche e soprattutto considerando che questo prodotto non richiede alcuna prescrizione medica e nonostante la richiesta di molti operatori della grande distribuzione di poter vendere tali tipologie di prodotti anche nei propri supermercati, così come accade nella maggioranza degli altri Paesi d’Europa) ma il problema che denunciano le neo – mamme è che nei supermercati non sempre si riesce a trovare la stessa marca di latte utilizzato (per i neonati il cambio di latte in polvere è un cambio traumatico che comporta la necessità di doversi abituare al nuovo latte, quindi non è così facile prendere il latte che si trova….c’è ancora una volta una sorta di fidelizzazione sul prodotto, elemento su cui come detto le aziende contano molto).

Ma resta da vincere la battaglia che permetterà di vincere la guerra: la guerra del prezzo e della qualità !!!

Troppo, veramente troppo  alto rispetto agli altri mercati europei.

Il latte formulato (secondo quanto commentato dalla sentenza dell’Antitrust) ha la funzione di nutrire il bambino, in sostituzione del latte materno, quando questo durante i primi mesi di vita non può per vari motivi essere somministrato, e in alternativa al latte vaccino, quando l’alimentazione del bambino diventa più completa, il consumo dei latti formulati dal momento dello svezzamento in poi, dunque, può riguardare potenzialmente tutti i bambini.

Il primo momento in cui può, quindi, venirsi a creare l’esigenza di somministrare latte formulato al neonato corrisponde ai primi giorni di vita del bambino (ecco il concetto di fidelizzazione precedentemente descritto, ed ecco il motivo per cui le aziende tentano di essere presenti nelle strutture ospedaliere fin dai primi momenti di vita del neonato). La valutazione sulla opportunità di procedere a tale somministrazione spetta ovviamente al personale medico presente nel reparto di maternità o di neonatologia. Di norma, l’eventuale scelta di quale latte formulato utilizzare per nutrire il neonato avviene, per i bambini sani, sulla base di indicazioni fornite dalle strutture ospedaliere.

Dunque è comprensibile perché questo alimento sia così importante ed è veramente difficile pensare ad un suo potenziale non acquisto basato non sulla qualità ma sul prezzo; certo;  si può rinunciare alla carrozzina firmata, al ciuccio di marca, ma si può rinunciare alla qualità di un bene primario quale il latte per neonati?

Ecco la ragione di fondo per cui Usicons si è impegnata in questa battaglia partendo, innanzitutto, con uno stile laico e neutro, dall’analisi del mercato europeo confrontando, poi, le stesse marche di prodotto e in alcuni casi confrontando all’interno della stessa catena di supermercati il medesimo prodotto.

Si sono presi dunque in considerazione il maggior numero di supermercati in Europa presenti on the web (per chiunque facilmente controllabili) e si è provveduto ad analizzare la situazione dei prezzi ed ecco la situazione:

Vedi tabella di confronto 

dalla tabella su indicata, risulta chiaro come in media il prezzo del latte in Italia sia decisamente più alto rispetto ai mercati europeo.

Non esistono ad oggi argomentazioni valide che possano giustificare differenze di prezzo così elevate tra i latti italiani e quelli commercializzati nel resto d’Europa.

Si tratta del resto dei medesimi prodotti (vedi tabella), commercializzati in Italia con nomi differenti o graficamente differenti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità Codice Internazionale sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, adottato dall'Assemblea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il 21 Maggio 1981  raccomanda che il latte materno costituisca il nutrimento esclusivo dei bambini fino a circa sei mesi d’età e che - a partire dal compimento del sesto mese, pur continuando a ricevere latte materno - siano progressivamente introdotti nella dieta del bambino adeguati alimenti complementari.

Il vuoto di tutela che così si realizza è reso possibile da leggi inadeguate e da una scarsa cultura nei confronti dell’allattamento materno, che però inizia a cambiare, grazie anche ai buoni esempi del S. Giovanni e di altre strutture ospedaliere che si impegnano a promuovere questa cultura.

Non esistono argomentazioni valide che possano giustificare differenze di prezzo così elevate tra i latti italiani e quelli degli altri paesi tanto più che i prodotti, commercializzati in Italia con nomi differenti hanno la stessa composizione degli altri. Inoltre l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che il latte materno costituisca il nutrimento esclusivo dei bambini fino a circa sei mesi d’età e che - a partire dal compimento del sesto mese, pur continuando a ricevere latte materno - siano progressivamente introdotti nella dieta del bambino adeguati alimenti complementari. 

Roma 14 luglio 2004